L'altro gruppo

di Franco Zarpellon

Con intersezioni liberamente adattate, tratte da:
Anna, la cercherei del "Teatro in folle" di Venezia

"Muovetevi, siamo in ritardo" sollecitò impaziente Claudia, appena furono scese dall'autobus strapieno. Era agitata, tutte loro lo erano. Tre stagioni di duro lavoro e finalmente la prima rappresentazione importante a Venezia, dove avrebbero proposto un loro copione con quei testi provati e riprovati all'infinito, che tornavano a rimbalzare nella mente.

(No. È apparenza.)

I loro testi scritti da Elena, la più giovane, testi alla ricerca di se stessi, di un'identità, ritratti dell'anima.

(Cosa significa, Anna, è apparenza?)

Le tre ragazze, zaini in spalla, si avviarono spedite per la fondamenta che costeggia i giardini. Era una giornata di sole, riflesso sull'acqua dei canali e sulla struttura metallica dell'imponente, quanto ancora inutile, Calatrava.

"Riusciranno mai a finirlo?" se ne uscì dubbiosa Irene.

(Non chiedermelo, lo sai, lo so io, e non c'è niente che io so che tu, Anna… non possa sapere!)

La retorica della sua domanda mescolava ironia e rabbia per aver dovuto allungare, anche se di poco, il percorso. Le compagne non risposero, con passo veloce continuarono a camminare, mentre aumentavano e si mescolavano le preoccupazioni. Una prova importante e arrivare in ritardo, forse si sarebbe evitato un possibile insuccesso.

(Ciò che dico è per forza reale. Non è apparenza.)

"Non perdiamo tempo ragazze, ho ricevuto un messaggio da Elena. È già arrivata, fra dieci minuti si va in scena" esortò ancora Claudia. Se per una volta siamo noi in ritardo…, pensò Irene, ma non disse nulla.

(Cos'è apparenza?)

Ogni spazio della città aveva iniziato ad affollarsi già nel primo pomeriggio, anche nelle aree più decentrate dove erano disseminati stand gastronomici e laboratori di trucco, mentre le rappresentazioni musicali e teatrali si moltiplicavano a ritmo continuo. Accade sempre nei giorni del carnevale.

(Apparenza è spettacolo.)

"Quest'anno ci siamo anche noi" disse Camilla, senza nascondere la propria emozione. Sembrava la più giovane del gruppo, si era inserita per ultima e ne era diventata la mascotte, ruolo che sentiva adatto e interpretava dando tutta se stessa.

(Apparenza è il personaggio di una commedia.)

A fatica, facendosi spazio fra la ressa, erano arrivate a San Simeon Piccolo, dove il tratto di fondamenta era chiuso per uno spettacolo di saltimbanchi ed equilibristi.

(Apparenza è la rappresentazione che fa vibrare i personaggi e...)

"Andiamo per l'interno, raggiungiamo il ponte dalle Chioverette; è più lunga ma non abbiamo alternativa" disse Claudia decisa.

"E se prendessimo il traghetto?" chiese Camilla.

Claudia proseguì imperterrita, come se non l'avesse sentita, mentre Irene le gettò uno sguardo veloce ed eloquente.

(uno sguardo?)

In quelle giornate di festa, attraversare il Canal Grande con i mezzi, sarebbe stata un'impresa anche più ardua.

(Dipende a chi appartiene l'iride.)

Ci misero quasi mezz'ora a percorrere quella deviazione e non fu facile nemmeno superare il ponte, stracolmo di persone quasi a farlo crollare.

L'ultimo tratto, per la Lista di Spagna, non migliorò la situazione e quando arrivarono al campo, dove avrebbero dovuto mettere in scena la loro performance, si accorsero con sorpresa che qualcuno aveva occupato lo spazio. Centinaia di persone, con costumi e maschere sofisticate, erano assiepate a guardare.

(Un colore?)

"Riuscite a vedere cosa sta succedendo?" chiese Irene.

"Stanno recitando la nostra commedia" rispose alterata Claudia. "Senti le parole, questa è la scena dove Anna si confronta con se stessa e Daisy e Rose mimano il dialogo."

(I colori dell'iride, i colori dello spettacolo.)

A fatica si fecero spazio tra il pubblico multiforme. Raggiunta la scena si fermarono, ipnotizzate. Sembrava di vedersi allo specchio. Quelle figure, con addosso i loro costumi e le loro bautte bianche e nere, si muovevano nel centro del campo con estrema sicurezza. Ciascuna iniziò ad osservare il proprio personaggio, cercando di fissarne le particolarità e le differenze, meravigliandosi che conoscesse la parte, ma preoccupata che non sbagliasse.

(Un suono gentile?)

Neppure Elena era in scena. Dal suo seggiolino da regista guardava lo spettacolo, concentrata e divertita, chiedendosi ancora come fosse iniziato. Le vide e fu certa di non avere risposte alle loro domande. Si alzò e si avvicinò senza parlare. Le quattro ragazze si guardarono. Tolti zainetti e giacconi, iniziarono a muoversi come cloni della rappresentazione già in atto, prima con movimenti stretti, poi aumentando progressivamente la presenza e il tono della voce.

(Un suono.)

Stupiti e silenziosi, gli spettatori cominciarono ad allargare il cerchio per lasciare spazio alla doppia performance che proseguì sostenuta da ricchi applausi. L'effetto era unico, perfetta la sincronizzazione dei personaggi come ombre dei propri interpreti.

(Una scritta?)

Non durò molto. Più le ragazze imponevano la propria presenza, più i personaggi in costume sembravano sfumare, con un dissolvendo di gesti e parole, fino a fermarsi, quasi inconsistenti, ai bordi della scena e poi, senza che nessuno se ne accorgesse, scomparire.

(Non piove.)

Le ragazze continuarono la loro rappresentazione, fino alla fine. Fu un successo. Grandi applausi e ancora applausi. "Fuori l'altro gruppo, fuori l'altro gruppo" era il ritornello che il pubblico scandiva ritmato dai battiti delle mani. Tranne Elena, le ragazze iniziarono a guardarsi intorno, cercando tra i presenti, e oltre nel campo, le quattro figure. Fu inutile.

(Una …?)

"Fuori l'altro gruppo, fuori l'altro gruppo" continuava il pubblico insistente. "È meglio se prendiamo e ce ne andiamo" disse Elena. La tensione era ormai calata, non sarebbe riuscita a ritrovare la concentrazione. Chiuse il seggiolino, indossò giacca e foulard e, con lo zainetto sulle spalle, si voltò per andarsene. Le altre ragazze raccolsero le loro cose e tutte assieme si infilarono in mezzo alla ressa e scomparvero.

(……)